Laboratori 2016

Vivere un’esperienza in prima persona, mettersi in gioco, lasciarsi attraversare dalla vertigine senza farsene possedere. Il festival propone significative esperienze personali, per diventare protagonisti della manifestazione.

SMERILLO (FM) – sabato 23 e domenica 24 LUGLIO

ore 9,00 – 10,30

CAMMINARE SUL FILO: LA VERTIGINE DEL CAMBIAMENTO

Un workshop a 2 voci sulla capacità di percorre gli stretti sentieri e le sfide della quotidianità. Nel lavoro, con gli altri, nella vita.

Contenuti, stimoli, esercizi, per camminare sul filo, incrementare la concentrazione, utilizzare la paura, imparare a fare un passo per volta.

di e con il filosofo-funambolo ANDREA LORENI ed il coach FRANCESCO FABIANO

 

q35uq35ANDREA LORENI 

Funambolo e filosofo, laureato in Filosofia, esperto di filosofia zen. E’ detentore del record italiano di camminata su cavo a grandi altezze. Ha attraversato le più grandi piazze italiane, collegando tra loro palazzi, campanili, montagne, percorrendo traiettorie mai sperimentate e collegando simbolicamente e fisicamente luoghi fisici e emozioni profonde.

 

 

Francesco FabianoFRANCESCO FABIANO 

Coach e formatore, laureato in Scienze Politiche, esperto in comunicazione, marketing e sviluppo commerciale. Ha gestito percorsi di formazione e crescita delle risorse umane per importanti aziende nazionali e internazionali. E’ specializzato in coaching motivazionale, team building e sviluppo della leadership.

 

 

 

CENTRARE IL PROPRIO CORPO – lezione di hatha yoga

di e con ANTONELLA DE GASPERI

antoE’ stata allieva di Francoise Berlette (figlia di Denise Berlette, maestra del pranayama, e di Andre’ Van Lisebeth, precursore dello yoga in occidente) maestra nell’arte dello yoga adattato alle esigenze psicofisiche occidentali, e di Roberto Laurenzi, maestro nella ricerca filosofica, nell’esoterismo, e nello sciamanesimo universale.

 

 

Lo yoga e’ una pratica di consapevolezza, e’ unione tra corpo e mente, e’ equilibrio tra sole e luna, e’ collaborare alla creazione della grande opera.

Nel mondo di oggi tutto va sempre più in fretta, l’uomo ha un ritmo velocissimo. Lo yoga, con le sue tecniche di consapevolezza aiuta a riprendere coscienza del proprio corpo, unico luogo sul quale abbiamo realmente potere e con amore e pazienza aiuta a sciogliere le tensioni accumulate: respirando profondamente si rilasciano le contrazioni inutili, anche le più profonde, si lascerà fluire la vita (PRANA) in tutte le nostre cellule, eliminando così problemi quali il mal di schiena, l’ insonnia e lo stress.

La consapevolezza del proprio corpo nella sua interezza porta ad una conoscenza interiore che risveglia l’ essere a nuova vita, a vita reale.

DESCRIZIONE DELLA LEZIONE

Equilibrare mente e corpo per ritrovare il proprio centro, raggiungere la consapevolezza per ritrovare l’effervescenza, che dà al corpo la libertà di esprimersi in maniera elevata .

Breve e semplicemente fattibile scioglimento e purificazione del corpo, meditazione sui suoni , bija mantra, che sostengono gli elementi cosmici.

CONSIGLIO: portare un cuscino e/o un tappetino

La rupe di Smerillo, che tanto lontano guarda, ci ispirerà .

 

 

 

DALLA MANCANZA DI EQUILIBRIO A UNA CENTRATA CONNESSIONE

di e con LELITA STAFFIERI

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Sociologa, floriterapista psicosomatica e naturopata

La vertigine è definita come perdita di equilibrio, percezione sensoriale di movimento del proprio corpo rispetto allo spazio, o dello spazio rispetto al proprio corpo. Si usa anche riferirsi alla vertigine come a quella percezione, sensoriale e interiore, di vibrazione dei corpi sottili.

Può allora manifestarsi attraverso stati di ondeggiamento, leggerezza, espansione, brivido propagato dalla testa al corpo, vista sfocata, e altre amplificazioni che impattano  sul sistema sensoriale, ma per effetto.

La vertigine che può insorgere quando facciamo esperienza di queste espansioni di coscienza – durante o per effetto di pratiche meditative, religiose o spirituali – cosa  rappresenta?

Nient’altro che una alterazione dello stato ordinario dei sensi corporei e/o degli stati di coscienza per interessamento dei corpi sottili, in primis del corpo eterico e del corpo astrale.

GLI ESERCIZI STEINERIANI

La natura inferiore dell’uomo si esprime per mezzo di modelli, attitudini, temperamenti, (corpo eterico), espressioni emotive in risposta agli eventi (corpo astrale). Tutto questo deve essere educato, fortificato e reso inaccessibile agli influssi degli automatismi privi di auto coscienza. Altrimenti si potrebbe incorrere in stati di vertigini dovuti a smarrimento, precarietà e perdita di centratura.

Steiner non a caso raccomandava un lavoro pratico ritmico, basato su 6 semplici esercizi complementari alla meditazione, in grado di strutturare la forma di ciò che, ad esempio con la meditazione, si libera e manifesta: i sensi spirituali.

Grazie al conseguimento di tale stabilità, si può fare esperienza della vertigine quale vibrazione armonica dei corpi sottili ed espansione di coscienza.

I 6 esercizi dati da Rudolf Steiner hanno lo scopo di educare proprio le manifestazioni della natura inferiore dell’uomo facendo leva sulle 3 forze animiche – pensiero, sentimento e volontà –, garantendo stabilità e struttura agli effetti di pratiche meditative o percorsi spirituali e l’imperturbabilità nel mare della vita.

I LABORATORI 

I 2 laboratori in programma rappresentano uno spazio per conoscere, sperimentare, e svelare i più frequenti ostacoli alla pratica degli esercizi e a come superarli.

Laboratorio - Sabato 23 luglio 

Rudolf Steiner e L’Antroposofia come “una via della conoscenza che mira a condurre lo spirituale che è nell’uomo allo spirituale che è nel cosmo». 

Le 3 forze animiche – pensiero, sentimento e volontà – che occorre educare, affinché si sviluppino occhi e orecchie spirituali per orientarsi e non perdersi nei mondi superiori.

  • il 1° esercizio Steineriano: CONCENTRAZIONE E CONTROLLO DEL PENSIERO. Il vagare dei pensieri diventa attenzione e pensiero obiettivo.

Rudolf Steiner si riferiva al Pensare come ad un’isola di libertà cui l’uomo deve approdare dal mare di necessità in cui è immerso in virtù del suo destino individuale.

Per giungere a tale “isola” occorre accendere la qualità peculiare della mente: il pensare puro, che si attiva per libera scelta interiore. Non siamo però abituati a farlo, e il pensiero si perde in preda a stimoli disparati. Attraverso la tecnica della concentrazione e controllo del pensiero si riporta ordine nel pensare che avrà ricadute positive in un discernimento più lucido e obiettivo.

Laboratorio – Domenica  24 luglio 

  • il 2° esercizio Steineriano: VOLONTA’ E AZIONE PER SCELTA. La regia dell’io sano

Grazie al sentimento di interiore stabilità, che il primo esercizio apporta – non soltanto al pensare – si preparata il campo per agire con coscienza su un’altra qualità dell’anima: la volontà.

Quante volte siamo agiti anziché agire per libera – ossia consapevole – scelta? E quante altre volte re-agiamo mossi da automatismi in risposta a stimoli intermittenti cui ci siamo abituati?

Il 2° esercizio mira a restituire la regia all’io cosciente. Attraverso la ripetizione ritmica di alcuni atti volitivi si arriverà a intervenire sul corpo eterico, regno della memoria e delle abitudini cristallizzate, oltre a rinvigorire di nuove forze l’impulso interiore all’azione.

  • il 3° esercizio Steineriano: UMORE COSTANTE. L’EQUANIMITA. Abbattimento delle oscillazioni nel mondo dei Sentimenti.

Il 3° esercizio comporta una seria auto-osservazione della terza qualità dell’anima: il sentire. E’ rivolto non ai sentimenti, bensì alla loro espressione, e ha l’obiettivo di far sorgere, al posto di vecchi sentimenti oscillanti, nuove e purificate qualità dell’anima e sperimentare una costante quiete interiore.

La prima fase di questo esercizio prevede, infatti, la presa di coscienza delle forme di espressione che adottiamo nell’esprimere – o non esprimere adeguatamente – i sentimenti, attraverso un “censimento” di tali forme su cui agire, secondo quanto indicato da Steiner per la seconda fase dell’esercizio.

Siamo continuamente sospinti da uno stato d’animo all’altro. Si tratta di imparare a regolare l’oscillazione fra gli estremi, tra l’esultanza e l’abbattimento. Equanimità significa essere padroni di se stessi, tanto nella somma gioia quanto nel più profondo dolore. Non bisogna reprimere il legittimo dolore, ma il pianto involontario; non il dolore per un’azione malvagia, ma il cieco sfogo della collera; non il giusto premunirsi di fronte a un pericolo, ma l’inutile timore e così via. Inoltre, per via del temperamento individuale, alcuni tendono ad esternare in forme eccessive i propri sentimenti, mentre altri non li esprimono affatto.

“Questo non uccide il sentimento, ma fa dell’uomo un saldo centro in mezzo ai flutti della vita che si agitano da ogni lato intorno a lui se egli si domina continuamente”.