L’Arte 2016

L’ARTE NON SI FERMA SULLA TERRA”

OPERE DI FABIO GIAMPIETRO E MANUEL FELISI

a cura di CECILIA CASADEI

VERNISSAGE il 21 LUGLIO 2016 ore 18,00

SMERILLO (FM) – Chiesa di Santa Caterina

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Dopo la passerella sul lago, la più grande emozione dell’arte contemporanea del 2016, a Smerillo con gli artisti della VERTIGINE 

Un viaggio in 3D nelle città immaginarie di Fabio Giampietro direttamente da Palazzo Reale di Milano e uno sguardo all’infinito attraverso gli “alberi di vertigine” di Manuel Felisi.

 

Che cosa succede quando l’arte e la vertigine si incontrano ?

E’ allora che due giovani talenti del contemporaneo FABIO GIAMPIETRO – MANUEL FELISI creano opere dove lo sguardo si “spaura” nella visione dall’alto verso il basso di città immaginarie e poi dal basso verso l’alto fino a perdersi tra i rami nudi di “alberi infiniti”.

E “ L’ARTE NON SI FERMA SULLA TERRA”, una mostra, curata da Cecilia Casadei, nel cuore di Smerillo, un paese piccolo piccolo di origine medievale in provincia di Fermo, diventa una eccezionale occasione per incontrare il linguaggio dell’arte contemporanea in dialogo con la gente, la storia, la natura di un borgo costruito su uno sperone roccioso a 806 mslm.

Sarà la chiesa romanica di Santa Caterina, eretta per un voto in tempo di peste nel XIV secolo, ad ospitare l’esposizione, inserita nell’ambito del Festival “Le parole della montagna” che nel 2016 indaga la parola VERTIGINE, per un grande evento di cultura e riflessione con la direzione artistica di Simonetta Paradisi.

Non poteva mancare il linguaggio dell’arte in grado di cogliere la straordinarietà delle cose, con l ‘espressione degli artisti come visionari, ricordando la riflessione di Henry Focillon, che sembrano soggiacere al potere della vertigine.

Nel lavoro di Fabio Giampietro e Manuel Felisi la vertigine diviene protagonista dell’opera, risultato della visione, e diviene, nello stesso tempo, causa ed effetto per uno straordinario risultato.

Vertigo” è il titolo di un ciclo attraverso cui Giampietro, reduce dal successo di una grande mostra a Palazzo Reale di Milano, ha dato origine ad un percorso con uno sguardo nuovo nell’universo del contemporaneo.

Quando di fronte ad una sua opera è come vedere una città che pare oscillare dall’alto di un dirigibile, precipitare su palazzi sapientemente giocati tra varie tonalità di neri e grigi attraversati da un lampo di luce.

Ed è la dimensione della vertigine che ci avvolge e c’è qualcosa di magrittiano nel suo lavoro e anche delle prospettiche geometrie di Escher, in quei palazzi di grandi metropoli immaginate nell’assenza dell’uomo.

Ma non finisce qui e la vertigine del pensiero che Fabio Giampietro trasferisce sulla tela darà origine al vissuto di una vertigine travolgente quando l’installazione HYPER PLANES OF SIMULTANETY sarà davanti a noi: indossando una sorta di occhiali che permettono la visione in 3D per osservare una grande tela i contorni della visione si dilatano, i palazzi sembrano materializzarsi ed è come se delle fibre ottiche entrassero negli organi del corpo umano.

Aumenta l’eccitazione, la rappresentazione del mondo fenomenico si intreccia ad una viaggio virtuale, i piedi dell’osservatore diventano incerti, sale la nausea e tutto sembra reale come quando in un sogno si sta precipitando e la paura è forte.

Così la proposta di Giampietro si allea con la tecnica per farsi interprete di nuove frontiere dell’arte, frontiere che attraversa il giovane milanese Manuel Felisi, a Smerillo con una selezione di opere sul tema della vertigine.

Eclettico artista che lavora con resine, acrilici, rulli per decorazioni, utilizza, disegni, fiori, tessuti e la materia diviene carattere distintivo del suo fare arte, uno sperimentatore che intreccia elementi decorativi del passato per metterli in comunione con il presente.

Un artista che ha avuto il coraggio di superare il racconto tradizionale degli alberi, della natura attraverso la rilettura di un archetipo per farci entrare nella dimensione dell’infinito leopardiano spostando lo sguardo dalla siepe al cielo.

Ci ha permesso di fissare gli alberi come quando, stesi su un prato verde lo sguardo si perde nella vertigine di quella “grande immensità”.

Nuovamente, troviamo il superamento del magma coloristico e Manuel Felisi ci restituisce degli alberi senza foglie come ingabbiati in reticoli per effetto della composizione in piccoli quadri e i rami sottili sono come sinapsi, propaggini del pensiero.

Paiono volersi allungarsi sempre più, fino a toccare un cielo che si intravede, talora velato di rose e non sono alberi, sono “alberi infiniti”.

In un tempo che ci vede sempre in corsa, dominati dalla frenesia e il nostro sguardo è costantemente fisso sullo smartphone, Felisi ci costringe ad alzare gli occhi, a non dimenticare quello che sta sopra di noi.

 

fabio giampietro e una sua opera

 

 

manuel felisi davanti a una sua opera