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Programma

Dopo l’apertura romana della manifestazione, il piccolo Borgo di Smerillo accoglie il Festival con i suoi protagonisti di eccellenza.

La giornata di venerdì vede un programma ricco di eventi.

Si inizia con la sezione [parentesi] dedicata alla poesia. Giocando sul doppio significato, la poesia apre: apre la manifestazione, ma apre anche l’animo, predisponendolo all’ascolto delle riflessioni che verranno condivise subito. La parentesi poetica è affidata, in questa prima giornata, ad Adolfo Leoni, giornalista stanco di fare il giornalista, con l’animo del narratore, sempre attento a raccogliere stimoli per proseguire l’affascinante cammino della vita, nel suo significato simbolico.

Nella Chiesa di S. Caterina, il monaco tibetano, Venerabile Ghesce, Lobsang Soepa, già da un giorno, si dedicano alla meditazione ed alla spiritualità, lavorando alla creazione di un Mandala, il cerchio eterno della vita, con le sue vette ed i suoi abissi.

La dott. Marisa Burns spiegherà il significato spirituale del Mandala e le sue origini.

Sempre nella Chiesa di S. Caterina, si inaugurerà la mostra fotografica di Rosa Maria Cimino, “Kailash: la montagna degli dei”, immagini di luoghi e volti di un pellegrinaggio dai difficili tratti, a causa delle impervie condizioni montane in cui si svolge, ma ricco di una spiritualità senza pari.

Spostandoci nella vicina Sala degli Artisti, si aprirà la sezione [parole] dedicata ai racconti ed alle riflessioni sul tema della sacralità della montagna.

In ogni giornata del Festival, il primo momento di questa sezione, è dedicato al racconto di un alpinista del nostro territorio, che parla dei nostri Monti Sibillini e delle esperienze personali lì vissute, percorrendo i tanti sentieri che conducono alla vetta.

Si inizierà con il racconto di Andrea Antinori, alpinista maceratese, grande conoscitore delle nostre montagne (e non solo), che ci parlerà dei suoi “sentieri del silenzio”.

Sul tema dell’edizione del Festival 2012, “la vetta e l’abisso”, il Prof. Claudio Widmann, psicoanalista della scuola junghiana, ci intratterrà con interessanti riflessioni sulle contraddittorie forze dell’alto e del basso. La vetta e l’abisso non sono luoghi reali oppure immaginari, ma sempre sono luoghi simbolici, dove fisico e psichico, empirico e immaginario sono proprietà inestricabili (vedi abstract).

Un momento di convivialità e degustazione di prodotti tipici del territorio, prima di deliziarsi con lo spettacolo teatrale del gruppo “7-8 CHILI”. Con due performaces, “Buio” e “Daimon”, il gruppo di giovani offidani, esplora il mondo dell’abisso.